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Perché la banana di Cattelan è arte?

Da giorni non si fa altro che parlare della banana di Cattelan, Comedian, opera d’arte presentata alla fiera d’arte contemporanea Art Basel Miami. Il motivo di tanto chiasso? L’opera consiste in una banana attaccata al muro con del nastro adesivo e vale ben 120 mila dollari. A rendere più pepata la notizia ci ha pensato David Datuna, artista in visita all’Art Basel Miami, che ha staccato audacemente la banana dal muro per mangiarsela davanti a uno stormo di telefonini che riprendevano la scena. Datuna ha giustificato il suo gesto come un’ulteriore performance d’arte, a cui ha dato il nome Hungry artist.

Criticata da molti e difesa da altrettanti, Comedian nasce come un’opera d’arte che vuol far discutere, ma sono in molti a chiedersi in questi giorni se e perché la banana di Cattelan sia considerata un’opera d’arte. Per l’ennesima volta nella storia dell’arte un’opera invita il mondo intero a prendersi carico di una delle più grandi questioni che hanno animato la riflessione del Novecento: che cos’è un’opera d’arte? Già, perché fin dalla nascita di quelli che Harold Rosenberg chiamerebbe “oggetti ansiosi”, i cosiddetti raedy-made, lo statuto dell’arte è stato oggetto di indagine da parte di molti al punto che il concetto stesso di arte è drasticamente cambiato nel corso Secolo Breve.

Che cos’è un’opera d’arte? Se tutto è arte allora niente è arte?

Nel 2001 Francis Alys presenta alla Biennale di Venezia un pavone vivo con l’opera The Ambassador, a precederlo già Mark Wallinger con A real work of art, opera in cui l’artista mise in mostra un cavallo vivo. Esempi come questi e come la banana di Cattelan, portano alla luce la cosiddetta questione dell’arte: da Fountain di Duchamp in poi tutta la critica del Novecento si chiederà cosa sia l’arte. Se secondo alcuni l’arte è indefinibile e cercarne l’essenza costituirebbe un errore logico, molti altri pensatori e filosofi dell’arte hanno sdoganato le più interessanti teorie per provare a rispondere all’annosa domanda: cosa fa sì che un’opera d’arte sia tale?

La teoria istituzionale fondata da George Dickie ha tentato di formulare un concetto di arte alla luce della storia di questo termine e delle avanguardie, che da sempre rompono i legami con ciò che è consueto. Dickie arrivò a definire un’opera d’arte come tale sulla base di alcune proprietà non necessariamente palesate. Nell’era post-duchampiana l’esistenza di opere come The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone living di Damien Hirst o le celebri Brillo Boxes di Andy Warhol richiedono necessariamente un nuovo concetto di arte e bisogna prenderne atto. Le teorie funzionalistiche sono infatti totalmente inadeguate alle opere d’arte contemporanee e non rispondono alla domanda sul perché Fountain di Duchamp sia un’opera d’arte e non un gabinetto capovolto. Dinnanzi all’avanzata dell’arte concettuale George Dickie inizia la propria ricerca partendo dalle considerazioni del filosofo e critico dell’arte Arthur Danto. Il celebre studioso, parlando della Brillo Box di Andy Warhol, si domanda cosa la renda un’opera d’arte, dal momento che la differenza da una classica scatola di detersivo non è certo una differenza d’aspetto. Danto arriva a dire che nella teoria, cioè in ciò che non possiamo vedere, è rintracciabile ciò che fa essere arte un’opera d’arte.

L’esperienza che abbiamo di un oggetto è influenzata dalla teoria che questo porta con sé, tanto che, come ci fa notare John Berger, il dipinto di Van Gogh di un campo di mais con dei corvi in volo avrebbe un impatto differente sull’osservatore se questi sapesse che si tratta dell’ultimo dipinto di Van Gogh, poco precedente al suo suicidio.
George Dickie ci da quindi una chiave di lettura interessante per comprendere l’arte del nostro tempo: l’opera d’arte è un artefatto che possiede una serie di caratteristiche per cui le viene attribuito lo status di candidato per l’apprezzamento da un’istituzione sociale, ovvero dal mondo dell’arte. Per questo anche la banana di Cattelan, inserita all’interno della fiera d’arte contemporanea Art Basel Miami e caricata della teoria che porta con sé, può essere legittimamente un’opera d’arte. Ma qual è la riflessione teorica dietro questa chiacchieratissima banana?

Cosa c’è dietro Comedian: la banana di Cattelan

perché-banana-cattelan-è-arteLa banana di Cattelan, che richiama una battuta di Arrested Development sulle persone ricche che ignorano il prezzo di una banana, non è solo una banana, ma “un simbolo del commercio globale, un doppio significato, nonché un dispositivo classico per l’umorismo”, come ha dichiarato il fondatore della galleria Emmanuel Perrotin. Cattelan è già ampiamente noto per la sua ironia, già emersa con il bagno in oro 18 carati dal titolo America, su cui i visitatori del Guggenheim sono stati invitati a sedersi. La banana di Cattelan presenta un titolo che già di per sé fa capire che la china non è cambiata: Comedian, ovvero Comico e chiamarla “banana” è certamente riduttivo, già per il solo fatto che si tratti di una banana appesa al muro con del nastro adesivo. Questo dettaglio è fondamentale perché da anni la sospensione è il fil rouge che collega le opere d’arte di Maurizio Cattelan, volte a ridicolizzare la banalità. Di questa serie di opere troviamo forse l’esempio più noto nel 1997 con Novecento: cavallo imbalsamato che pende dal soffitto di castello di Rivoli. Il nastro isolante ha poi un suo percorso all’interno dell’arte di Maurizio, l’opera più nota a riguardo è sicuramente A Perfect Day (1999), realizzata per la durata dell’inaugurazione di una mostra: Cattelan legò con il nastro adesivo Massimo De Carlo, il suo gallerista.

Il padovano Maurizio Cattelan ha scelto questa volta di veicolare il suo messaggio con una banana attaccata al muro. Un ready-made riproducibilissimo da chiunque, che può essere nelle case e da chi lo voglia pagare 120 mila dollari e da chi lo voglia ricreare con pochi centesimi. Una critica irriverente, anche se non inedita, del concetto di arte e di valore. Proprio in virtù del fatto che l’arte non è l’artigianato, esasperandone le conseguenze, oggi la teoria che investe un oggetto artistico unita allo status di candidato per l’apprezzamento da un’istituzione sociale, ovvero dal mondo dell’arte, fanno sì che anche una semplice banana possa essere molto più di ciò che appare, perfino un’opera d’arte.

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